Si lo so, le tasse in Italia sono sempre un argomento molto delicato e complesso, infatti alla fine spesso finiamo per affidarci ad un commercialista esperto (che a volte si prende pure più del dovuto) invece che provare a capire come funzionano le imposte nel nostro paese.
Il motivo è sempre lo stesso: nessuno te lo ha insegnato.
Ma tranquillo, ci sono qui io che ti spiego tutto in modo molto semplice.
Ma prima, se non mi conosci mi presento.
Ciao mi chiamo Davide e sono un appassionato di economia e finanza personale e con questo blog cerco di spiegare l’educazione finanziaria nel modo più semplice possibile in modo da farti fare scelte più consapevoli per te e per il tuo portafoglio.
Quando si inizia a investire, una delle prime domande da porsi non è soltanto “quanto posso guadagnare?”, ma anche:
“Quanto rimane effettivamente a me dopo le imposte?”
Oggi vediamo il funzionamento generale della tassazione per un investitore persona fisica residente in Italia, senza entrare nei casi particolari più complessi.
Piccolo disclaimer: la normativa fiscale può cambiare. Le aliquote e le regole riportate fanno riferimento alla normativa e alla documentazione ufficiale disponibile a 09/2026.
Sei pronto?
Cominciamo!
Partiamo col dire che in Italia le tasse sugli investimenti si devono dichiarare una volta l’anno e si devono mettere all’interno della dichiarazione dei redditi.
In Italia i guadagni derivanti dagli investimenti possono essere soggetti a imposte diverse a seconda dello strumento finanziario, del tipo di reddito prodotto e della situazione dell’investitore.
Per prima cosa c’è una distinzione molto importante da fare tra guadagno realizzato e guadagno non realizzato. Infatti se investi un capitale qualsiasi in un qualsiasi strumento finanziario, esso può salire o scendere (e fin qui dirai grazie al …☺).
Ma quando un il capitale si continua a tenere all’interno dello strumento finanziario (sia che salga, sia che scenda) esso si chiama guadagno non realizzato poiché il capitale sta ancora dentro lo strumento e non in tasca nostra, ed esso non è soggetto a tassazione.
Al contrario se ritiri l’investimento (quindi i soldi che hai investito ti rientrano in tasca, sia con un guadagno che con una perdita, si chiama guadagno realizzato perché il capitale che hai investito è tornato nel tuo portafoglio, ed esso può essere soggetto a tassazione che può variare a seconda dello strumento su cui hai investito.
Quindi, riassumendo, finché i soldi investiti li tieni all’interno dell’investimento, non sono soggetti a tassazione, se invece li vuoi ritirare, potresti doverli tassare
L’imposta del 26%
Per la maggior parte delle principali forme di investimento finanziario detenute da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa, l’aliquota ordinaria è 26%. Qui ci rientrano azioni, materie prime, CFD (contract for difference, non ti preoccupare in un prossimo articolo ti spiegherò cosa sono) e la stragrande maggioranza degli strumenti finanziari.
L’Agenzia delle Entrate indica, ad esempio, un’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di natura finanziaria rientranti nell’art. 67 del TUIR.
Esempio
Acquisti un’azione per:
2.000 €
La vendi successivamente per:
2.500 €
La plusvalenza è:
2.500 − 2.000 = 500 €
Essa è tassata al 26%:
500 × 26% = 130 €
Quindi, prima di considerare altri eventuali elementi fiscali, rimarrebbero 370 € di guadagno dopo l’imposta.
ETF e fondi
Gli ETF sono strumenti particolari perché il loro trattamento fiscale dipende anche dalla loro struttura e composizione.
Per questo è importante non pensare che “ETF = sempre 26%” senza ulteriori verifiche.
In particolare, per alcuni ETF che hanno al loro interno particolari titoli appartenenti alla White List hanno una tassazione al 12,50%, altrimenti al 26%.
Obbligazioni e titoli di Stato
Qui troviamo una delle principali differenze.
I titoli di Stato italiani beneficiano di una tassazione agevolata del 12,5% sui relativi redditi.
Ma non solo i titoli di stato italiani, ma anche tutti quelli che appartengono ad una lista specifica: la WHITE LIST. Tutti questi titoli hanno una tassazione agevolata per incentivare gli investitori ad investirci sopra. Oltre i titoli appartenenti alla White List sono presenti anche altri strumenti che hanno accesso alla tassazione agevolata come i BTP (buoni del tesoro poliennali) e i BOT (buoni ordinari del tesoro)
Le minusvalenze
E se invece di guadagnare perdi? Può capitare a tutti di fare un analisi sbagliata o non perfetta e alla fine perdere quei soldi investiti (sarebbe sempre meglio tenerli all’interno dello strumento investito), sempre se decidi di ritirarli.
Facciamo un esempio:
Supponiamo di acquistare un investimento per:
5.000 €
e venderlo per:
4.000 €
Hai realizzato una minusvalenza di 1.000 €.
Le minusvalenze possono, in determinate condizioni, essere utilizzate per compensare successive plusvalenze fiscalmente compensabili. Quindi con una minusvalenza di 1000€, se l’anno successivo fai una plusvalenza di 1000€ su determinati strumenti, non devi pagarci le tasse sopra perché stai compensando la minusvalenza (ovviamente affinché accada bisogna sempre dichiarare i propri guadagni sia positivi che negativo).
Questo è un aspetto importante perché la fiscalità degli investimenti non consiste semplicemente nel prendere ogni singolo guadagno e applicargli il 26%.
Regime amministrato e regime dichiarativo
Oggi la stragrande maggioranza delle banche offre servizi di regime amministrato: ovvero fanno da sostituto d’imposta ( gestiscono loro il pagamento delle tasse per te). Ed è molto comodo perché tu non devi fare assolutamente nulla, fanno tutto loro per te.
Altre invece offrono il regime dichiarativo agevolato, quindi compilano loro la dichiarazione dei redditi per te ma poi sei tu a dover andare fisicamente a consegnare la dichiarazione a fine anno.
Invece altre banche (in questo caso più broker) offrono il regime dichiarativo, dove loro non fanno nulla e devi tu fare tutto il calcolo delle tasse da pagare.
Tuttavia scegliere il regime dichiarativo è da valutare con attenzione: dato che le tasse vanno pagate una volta l’anno e si calcolano solo alla fine di quel periodo, nel mezzo puoi gestire i soldi che entrano come meglio credi, ora ti spiego come: se da un investimento ci guadagni una certa cifra, quella cifra invece che prendertela e pagarci le tasse subito, puoi reinvestire interamente all’interno di quel periodo. Poi alla fine dell’anno dovrai pagarci le tasse sopra ma intanto hai potuto investire più capitale.
Invece molte banche o broker in regime amministrato dall’investimento prendono subito la loro quota per le tasse.
E l’imposta di bollo?
La tassazione degli investimenti non si limita alle imposte sui guadagni.
In determinati casi possono esserci anche imposte patrimoniali o di bollo legate agli strumenti finanziari e al loro valore.
Imposta patrimoniale o di bollo → può essere collegata al valore delle attività o al rapporto finanziario, indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato un guadagno.
Ora che hai capito come pagare le tasse sugli investimenti non hai più scuse per iniziare ad investire. Ora tocca a te!
Se hai qualche domanda scrivila qui sotto nei commenti e ne parliamo insieme.
Un abbraccio!
Alla prossima!
Davide
(questo articolo è scritto solo a scopo informativo, non costituisce in alcun modo nessun consiglio finanziario ed è sempre bene rivolgersi ad un commercialista esperto)